Giovedì 23. Novembre 2017

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Politiche economiche e sociali
un'Europa più equa?



- I Fatti -

 Il Lussemburgo è almeno sette volte più ricco di Romania e Bulgaria. Nell’UE 120 milioni di persone sono a rischio di povertà o di esclusione sociale. Il settore finanziario ha ricevuto un totale di circa 4,6 miliardi di euro dagli Stati membri durante la crisi.
Le profonde disparità nel livello di welfare all’interno dell’UE possono essere ridotte? È possibile fissare uno standard minimo comune nei diritti sociali?
Ma non dovrebbe anche dare un giusto contributo alle finanze pubbliche per mezzo della tassazione?

 

 

- Cosa può fare l'UE? -

 

Il coordinamento delle politiche economiche nazionali a livello di UE risale agli albori del progetto europeo del 1957, quando fu creata la Comunità Economia Europea. Da allora, 18 Stati membri si sono spunti oltre adottando l’euro come propria valuta. In risposta all’attuale crisi finanziaria, l’UE ha cercato di accelerare gli sforzi di coordinamento e di adottare un programma quadro di meccanismi di sorveglianza fiscale ed economica più forti (ad es. i cosiddetti Two-Pack, Six-Pack, l‘unione bancaria, il Meccanismo europeo di stabilità) per assicurare la stabilità finanziaria.

 

La responsabilità della tassazione diretta rimane comunque agli Stati membri. Tuttavia, l’UE può agire negli ambiti che riguardano la regolamentazione di imposte perlopiù indirette, come l’IVA, che possono alterare la giusta concorrenza all’interno dell’Unione e il corretto funzionamento del mercato interno. Quest’ultimo – caratteristica fondamentale dell’Unione – consente alle persone, ai beni, ai servizi, alle imprese e ai capitali di muoversi all’interno dell’UE con la stessa libertà di un mercato nazionale.

 

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